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La difficoltà di crescere, il disagio in adolescenza

LA DIFFICOLTA’ DI CRESCERE - IL DISAGIO IN ADOLESCENZA

L’adolescenza è senza dubbio la fase del ciclo vitale più studiata sia a livello individuale che familiare, connotata da innumerevoli cambiamenti fisici, psicologici, emotivi e sociali.

Le sostanziali trasformazioni sia a livello fisico che a livello psicologico, i conflitti con sé e con gli adulti di riferimento, le  esigenze di autonomia e indipendenza e la  ricerca di un’identità stabile, insite nel processo di crescita dell’adolescente, portano il ragazzo ad assumere spesso atteggiamenti critici, sfidanti, provocatori nei confronti dei genitori.

I suoi comportamenti non sono sempre facili da comprendere e gestire  e sono alla base di  conflitti  frequenti. 

Tutto ciò richiede alla famiglia di riorganizzarsi,  rinegoziando relazioni, regole e ruoli al suo interno.

L’adolescenza e la sua famiglia vanno incontro ad una serie di cambiamenti complessi e per certi versi dolorosi ed in questa delicata fase della vita, caratterizzata da instabilità e conflittualità, è difficile parlare di adolescenza normale o patologica.

 Spesso in adolescenza normalità e patologia non sono chiaramente distinguibili ma si definiscono e si compenetrano reciprocamente in un’ottica dinamica, provvisoria, in continua evoluzione. 

Pertanto qualsiasi sintomo o problema di adattamento deve essere contestualizzato all’interno di un quadro di personalità composito e fluido.

La diagnosi ed il processo terapeutico con l’adolescente, proprio per le peculiarità della fase evolutiva che egli attraversa, necessitano di modalità ed accorgimenti particolari e specifici. 

I genitori sono confusi e faticano a definire una linea di demarcazione tra ciò che può considerarsi in linea con questa fase di sviluppo e ciò che invece segnala un disagio sottostante.

Spesso la decisione di rivolgersi ad uno psicoterapeuta viene messa in atto dopo una serie di tentativi falliti per cercare di risolvere le difficoltà che vanno dai comportamenti punitivi da parte dei genitori, suppliche al ragazzo o alla ragazza di cambiare atteggiamento, tentativi di intervento della scuola, cambio di istituto scolastico.

A seconda di come si presentano ed evolvono le difficoltà ed i conflitti, è necessario valutare se vi siano le indicazioni per giustificare delle preoccupazioni oppure se considerarle come un processo fisiologico.

Le manifestazioni del disagio del ragazzo o della ragazza possono essere rilevati attraverso una serie di segnali (non si parla di diagnosi ma di segnali di stati di sofferenza, il cui senso e la cui rilevanza o meno vanno valutati caso per caso) ai quali però è importante che i genitori prestino attenzione.

Quali sono i segnali di disagio più frequenti ai quali dover fare attenzione?

  • Rabbia ed aggressività (tendo ad arrabbiarmi con estrema facilità, non riesco a controllarmi, mi sembra di odiare tutti)
  • Problemi scolastici (non mi importa più niente della scuola, improvviso calo del rendimento scolastico)
  • Paure ed angoscia (in certe situazioni mi blocco, ho paura a stare da solo, ho paura di quello che gli altri possono pensare di me)
  • Pensieri ossessivi (ho dei pensieri ricorrenti che mi disturbano e non riesco a controllare, mi lavo continuamente le mani, accendo e spengo la luce senza motivo)
  • Disagio nelle relazioni con i coetanei e progressivo isolamento (non ho voglia di vedere nessuno, non mi va di uscire, non sto più bene con i miei amici, non riesco a farmi degli amici)
  • Disagio rispetto al proprio corpo e problemi alimentari (eccesso o rifiuto del cibo con ripercussioni sul peso corporeo, non ho fame, il cibo mi ripugna, non riesco a smettere di mangiare, vomito quello che ho mangiato)
  • Autolesionismo (penso spesso di farmi del male, ho provato a farmi del male, mi taglio, faccio cose pericolose, bevo molto)
  • Dubbi sulla propria identità sessuale (non so se mi piacciono i ragazzi o le ragazze, faccio pensieri su quelli del mio stesso sesso, ho il timore di essere gay)
  • Somatizzazioni ovvero malessere fisico per il quale è stata verificata l’ assenza di una causa organica (mi viene spesso mal di testa, ho spesso degli improvvisi mal di pancia, mi sento la pelle sempre irritata)
  • Disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni, incubi frequenti)
  • Manifestarsi o acuirsi di fobie

Per i disturbi adolescenziali e per i problemi nel rapporto genitori-figli la terapia sistemico-relazionale risulta essere l’approccio più indicato. 

Lo psicoterapeuta attraverso un lavoro congiunto aiuta la famiglia a trovare nuove e più funzionali modalità di relazione e comunicazione.

In base alle peculiarità del caso, può ritenere utile  un lavoro  individuale con l’adolescente e valutare l’opportunità di concedere uno spazio soltanto ai genitori, supportandoli nella loro funzione genitoriale in questa difficile fase di vita della famiglia, che si svolge generalmente in un momento di cambiamento anche della fase di vita personale del genitore.